E-learning e Web 2.0

Il corso tratterà argomenti relativi  all'e-learning e al Web 2.0, affinchè gli utenti iscritti sviluppino le capacità di conoscenza, comprensione, analisi e sintesi dei contenuti offerti.

e-learning

Che cos'è l'e-learning ?

Con il termine e-learning o formazione online si definiscono i processi di insegnamento /apprendimento a distanza basati sulle tecnologie digitali e, nella maggior parte dei casi, diffusi tramite web. 

Una definizione condivisa nella comunità scientifica è quella proposta dall’osservatorio ANEE (Associazione Nazionale dell'Editoria Elettronica: «L'elearning è una metodologia d’insegnamento e apprendimento che coinvolge sia il prodotto sia il processo formativo. Per prodotto formativo s’intende ogni tipologia di materiale o contenuto messo a disposizione in formato digitale attraverso supporti informatici o di rete. Per processo formativo s’intende invece la gestione dell'intero iter didattico che coinvolge gli aspetti di erogazione, fruizione, interazione, valutazione. In questa dimensione il vero valore aggiunto dell'e-learning emerge nei servizi di assistenza e tutorship, nelle modalità di interazione sincrona e asincrona, di condivisione e collaborazione a livello di community. Peculiarità dell'e-learning è l'alta flessibilità garantita al discente dalla reperibilità sempre e ovunque dei contenuti formativi, che gli permettono l'autogestione e l'autodeterminazione del proprio apprendimento; resta tuttavia di primaria importanza la scansione del processo formativo, secondo un'agenda che responsabilizzi formando e formatore al fine del raggiungimento degli obiettivi didattici prefissati».

In generale i programmi di formazione online possiedono una o più delle seguenti caratteristiche:

  • I corsi sono offerti senza vincoli di spazio e di tempo, permettendo quindi agli allievi di accedervi da qualsiasi luogo e in qualsiasi orario;
  • I contenuti non sono veicolati unicamente dal docente, ma si utilizzano anche altri canali, come Internet, tv, video/audio conferenze, ecc.;
  • La lezione è supportata da una pluralità di strumenti di comunicazione, quali chat, e-mail, riferimenti web, ecc.

L’e-learning è un processo che coniuga contenuti, tecnologia e aspetti cognitivi, quest'ultimi strettamente legati alla metodologia didattica.

Compendia in sé le caratteristiche di: multimedialità, intesa come capacità di mettere a frutto le potenzialità di media diversi e di diversi linguaggi espressivi per rendere più efficace l’attività didattica e per agevolare il processo di apprendimento; interattività, intesa come processo comunicativo dinamico che crei un ambiente di apprendimento collaborativo e cooperativo attraverso la partecipazione attiva degli studenti; ipertestualità, intesa come possibilità data agli studenti di personalizzare il proprio iter formativo costruendolo secondo una logica reticolare.

Lo sviluppo dei media digitali e delle reti di comunicazione a banda larga offrono nuove opportunità nello sviluppo dei contenuti per la formazione: cartoons, video, audio, podcast, simulazioni interattive in 3D sono solo alcuni tra i formati a disposizione di chi opera in questo settore.
In generale, si possono ricondurre i contenuti alle seguenti macro-tipologie:

  • Lezioni interattive: unità didattiche costituite da diapositive, video, animazioni, grafici, con cui l’allievo può interagire e da cui ottiene feedback puntuali;
  •  Simulazioni: l’allievo può immergersi in una realtà virtuale in cui si confronta con situazioni concrete e apprende, principalmente con la tecnica del learning by doing;
  • Risorse per approfondimento: si tratta di materiali didattici non interattivi, anche in formato multimediale (es. video, audio,...) che l’allievo consulta, ma con cui non interagisce.

 

 

 

La storia

 

Isaac PitmanSono passati più di cento anni fra le parole di Harper e quelle di Chambers, ma è interessante notare come suonino vicine nella loro prefigurazione di un cambiamento radicale, di una rivoluzione nei modi e nei mondi della formazione e dell’educazione. Oggi sappiamo per certo che quanto previsto da Harper non si è realizzato, mentre siamo ancora in attesa di verificare le previsioni (peraltro non disinteressate) del CEO di Cisco. Cambia il contesto e cambia l’oggetto delle previsioni, ma è comune nelle due affermazioni anche l’idea di una inestricabile relazione fra l’evoluzione dei media di comunicazione (la posta, l’Internet) e le possibilità di sviluppo del sistema educativo e formativo. L’evoluzione dei mezzi di comunicazione e delle nuove tecnologie ha inevitabilmente influenzato il mondo della formazione: nei cento anni trascorsi dall’istruzione per corrispondenza all’e-Learning, le nuove tecnologie hanno progressivamente sviluppato e introdotto nuovi strumenti per facilitare l’apprendimento.

In generale, l’espressione Formazione a Distanza (FaD) è stata utilizzata per identificare i processi di formazione in cui docente e studente non si trovano fisicamente nello stesso posto, ma svolgono le proprie attività in luoghi e tempi diversi. Questa definizione include tutte le modalità che sono state utilizzate: dalla posta come mezzo per veicolare formazione, agli attuali esperimenti di blended learning, come modalità di integrazione di formazione tradizionale ed e-Learning. Per capire, quindi, il significato e le innovazioni introdotte dall’e-Learning non possiamo prescindere dal considerarne la storia e l’evoluzione dei suoi precursori. Le motivazioni che hanno portato all’introduzione della FaD nei diversi periodi sono diverse a seconda del contesto storico: nell’ottocento, la principale finalità era di permettere di completare la propria formazione anche a coloro che per motivi geografici non potevano usufruire di strutture scolastiche e formative. Oggi il significato attribuito alla FaD e in particolare all’e-Learning è diverso ed è legato al bisogno di continuos learning.

Oggi, le innovazioni introdotte dalla nuove tecnologie hanno permesso di superare definitivamente i vincoli legati a spazio e tempo e hanno, contemporaneamente, favorito la creazione di materiali didattici più vicini alle esigenze degli studenti e supportato la possibilità di articolare il percorso formativo secondo le necessità dei discenti. Nonostante lo sviluppo delle nuove tecnologie abbia contribuito alla diffusione della FaD, sarebbe erroneo pensare che la sua evoluzione sia esclusivamente collegata e dipendente dall’avanzamento degli strumenti utilizzati: sicuramente, lo sviluppo di nuovi tool e supporti ha favorito la diffusione di modelli di formazione a distanza, ma anche l’integrazione con nuove teorie dell’apprendimento e nuovi modelli pedagogici ha completato il passaggio dalla formazione a distanza all’e-Learning.

Per comprendere quali sono gli elementi caratterizzanti lo sviluppo e l’evoluzione dell’e-Learning, è indispensabile considerare i passaggi storici che costituiscono un “ciclo di vita esteso dell’e-Learning” (Nacamulli, 2003), dove per ognuna delle quattro fasi identificate si possono associare non solo alcuni cambiamenti sociali economici rilevanti ma anche le teorie dell’apprendimento che ne stanno alla base:

  • FaD di prima generazione: identificata da Nacamulli (2003) come Distance Schooling, si sviluppa durante le rivoluzione industriale di fine ottocento con l’istruzione per corrispondenza (il pionere di questa innovazione è Isaac Pitman, che insegnava corsi di stenografia per corrispondenza in Gran Bretagna nel 1840), ed era costituita dall’invio di materiali didattici agli studenti. Un modello didattico basato sulle teorie comportamentiste, dove si presupponeva che a uno stimolo (un libro, una serie di letture, ecc.) corrispondesse automaticamente l’apprendimento;
  • FaD di seconda generazione o Distance Learning, rappresenta l’evoluzione della formazione per corrispondenza e si riassume nell’uso delle tecnologie come mezzo di formazione: televisione, radio, telefono, cassette, videocassette;
  • FaD di terza generazione o e-Learning, formazione online, emersa all’inizio degli anni novanta, con il ricorso ai Personal Computer e alle reti di computer, caratterizzata da multimedialità, interattività e collaborative learning.

Mentre la FaD di prima e seconda generazione si sono poste come scelta alternativa, spesso considerata secondaria, alla formazione universitaria residenziale, l’e-learning invece ne diventa pervasiva attribuendo all’istruzione universitaria valore aggiunto attraverso il miglioramento della qualità dell’apprendimento.

La terza generazione si è sviluppata a partire dagli anni Novanta attuando un processo comunicativo bidirezionale e partecipativo, caratterizzato cioè da forte interattività, e trova oggi la sua massima espressione nell’e-learning.

L’e-learning può essere considerato come la FaD di terza generazione, quella cioè che si avvale principalmente dell’uso di internet come strumento trasmissivo, comunicativo e collaborativo per colmare la separazione spazio-temporale tra docente e discente e tra la comunità degli allievi. In base alla metodologia didattica adottata l’e-learning assume connotazioni diverse, spesso espresse da termini specifici: teledidattica, didattica online e FaD sono quelli comunemente utilizzati nel contesto universitario italiano.

 

 

Caratteristiche principali

 

Definito l’e-learning, analizziamo ora le sue principali caratteristiche.
Una prima distinzione sull’attività didattica in processi formativi erogati in modalità e-learning si genera in base alla definizione del “come” e del “quando” avviene il processo di insegnamento e di apprendimento. L’e-learning infatti consente comunicazione asincrona e sincrona, permettendo di integrare l’attività di studio di materiali didattici preconfezionati prima dell’inizio del corso e resi disponibili dal docente, con appuntamenti occasionali non previsti in partenza, incontri virtuali o momenti di approfondimento e discussione in gruppo.
Partendo comunque dal presupposto che docenti, eventuali mediatori e discenti sono separati fisicamente gli uni dagli altri durante un corso in modalità e-learning, la differenza sostanziale consiste nel fatto che nella comunicazione asincrona il processo formativo avviene in differita, mentre nella comunicazione sincrona avviene in tempo reale. Esempi pratici di formazione asincrona possono essere l’erogazione di dispense, contributi, presentazioni o seminari audio/video scaricabili in qualsiasi momento dal web, l’attività di supporto del tutor via e-mail, la partecipazione a forum di discussione o approfondimento su tematiche di interesse. La formazione sincrona può invece servirsi di chat, lavagne elettroniche, telefonia su Internet, audio/videoconferenza, strumenti che consentono interazione immediata. Rimanendo concentrati sulle diverse modalità comunicative ci renderemo conto che, così come nei processi formativi tradizionali, nell’e-learning si vengono a creare 4 diverse situazioni comunicazionali tra docente/tutor e discenti:

  •  comunicazione uno a uno (docente-discente, discente-docente, discente-discente); ciò può avvenire attraverso lo scambio di posta elettronica, attraverso l’uso di instant messaging e chat, attraverso la condivisione dello schermo e la visualizzazione del desktop di un altro utente;
  • comunicazione uno a molti (docente-discenti, discente-discenti); anche in questo caso si può ricorrere a un sistema di chat che utilizzi una “stanza”, “uno spazio pubblico” su server, oppure si può pensare ad un gruppo di discussione (newsgroup), o ad una videoconferenza;
  •  comunicazione molti a uno (discenti-docente, discenti-discente) attraverso chat e gruppi di discussione;
  •  comunicazione molti a molti (discenti-discenti, discenti-discenti e docente) attraverso chat o videoconferenza a due vie: il docente “parla” alla classe virtuale e i discenti reagiscono in tempo reale.

Da questa velocissima disamina delle possibilità comunicative si capirà come le modalità di interazione dell’e-learning tendano a creare “legami” e ad avviare una comunità di persone che condividano interessi, esperienze e percorsi formativi, una community che già di per sé ha la capacità di trasformarsi in importante elemento motivazionale per il successo del percorso formativo.
Dopo aver individuato le due grandi possibilità di formazione asincrona e sincrona tipiche dell’elearning e aver elencato le diverse modalità comunicazionali, passiamo ad introdurre i contenuti e i formati con cui i contenuti stessi possono venir presentati. Se i tradizionali metodi di comunicazione didattica non vengono fondamentalmente stravolti nel passaggio dalla lezione frontale alla formazione via Rete, a patto che si adattino alle nuove tipologie formative, i contenuti di un corso e-learning dovrebbero essere concepiti, formulati ed erogati secondo criteri ben diversi da quelli tradizionali: è importante perché il corso e-learning abbia esito positivo che i contenuti formativi siano pensati e progettati ad hoc. «Il contenuto dei corsi in rete può essere presentato in modi differenti, e in particolare la multimedialità trova nell’e-learning la sua massima realizzazione. Ogni rappresentazione dei contenuti ha però i suoi pregi e difetti, e va utilizzata in maniera propria per non arrivare a intralciare, invece di favorire, il complicato processo di apprendimento» (Pierluigi Fontanesi, E-learning, Milano, Tecniche nuove, © 2003, p. 7.).

I formati attraverso cui i contenuti possono essere presentati sono sostanzialmente 5: testo, foto/immagini, animazioni, audio, video. Tutti hanno pregi e difetti e per essere usati al meglio devono
assolutamente essere scelti rispondendo alle necessità e-learning e per rappresentare contenuti nati per l’e-learning: riciclaggio di materiale nato per essere distribuito secondo modalità diverse è quanto mai sconsigliabile. Il testo è sicuramente di più agevole produzione, è familiare per l’utente, è facile da stampare e non necessità di una connessione a Internet a banda larga. Naturalmente la visualizzazione, la gradevolezza nella presentazione, l’incisività dell’impaginazione sono elementi che non dovrebbero essere trascurati. Come non è possibile pensare di distribuire in e-learning corsi monolitici, invariabilmente strutturati per qualsiasi utente, così non è possibile pensare alla forma del testo a stampa per una distribuzione via web: si tenga presente che è ben difficile leggere molto testo continuo sullo schermo di un computer. I testi dovrebbero essere organizzati gerarchicamente, i periodi non dovrebbero essere troppo lunghi, dovrebbero essere previsti collegamenti ipertestuali interni ed esterni, dovrebbe essere presente un indice ipertestuale ed eventualmente un sommario, una bibliografia di riferimento, un navigatore. È poi importante pensare ad una doppia modalità di fruizione, online e offline, con la possibilità di scaricare e stampare il testo. L’incisività del testo cresce se vi si affiancano grafici, schemi, slide, così come immagini e foto in forma bidimensionale. Poiché però le immagini necessitano di una banda Internet maggiore rispetto al testo, è importante scegliere bene e non sovraccaricare i contenuti di informazioni inutili o superflue, perché potrebbero rallentare la navigazione e distrarre l’utente.
Le animazioni, simulazioni di movimento dovute ad una sequenza di immagini che si susseguono più o meno velocemente, sono in grado di comunicare in maniera diretta le informazioni necessarie e sono comprensibili in maniera intuitiva, ma se non sono create nel modo giusto possono avere un “peso” consistente e quindi necessitare di una buona connessione Internet da parte dell’utente.
I file audio possono essere registrati e ascoltati in differita, oppure possono essere diffusi in tempo reale con la tecnica streaming. Sicuramente l’audio può offrire vantaggi per il processo formativo, ma non dovrebbe impegnare l’utente per lunghi periodi. Richiede una banda Internet particolarmente larga.
Il video, a differenza dell’animazione, consiste in una sequenza molto veloce di immagini reali, le fotografie. Più immagini si susseguono nell’unità di tempo, maggiore risulta, ai nostri occhi, la fedeltà del filmato alla realtà. Naturalmente il video necessita di una banda larga e dovrebbe essere supportato da altro materiale di approfondimento. È importante che non sia creato in maniera approssimativa, perché perderebbe molto del suo potenziale informativo e comunicativo se per superficialità visualizzasse molte informazioni inutili. Basti pensare al diverso grado di incisività che caratterizza filmati amatoriali e filmati realizzati professionalmente.

Sicuramente i pregi del video sono dati dalla velocità con cui esso permette di comunicare un concetto, dal ruolo sociale che esso riveste per esempio nel caso di conferenze online, il vantaggio di poter essere usato anche per una comunicazione non verbale. Passando dalla forma al contenuto del corso e-learning, occorre introdurre il concetto di “modularità”: il contenuto di un corso potrebbe essere realizzato da più autori, insegnato da più docenti, utilizzato da più categorie di utenti, reso disponibile su più sistemi. Perché ciò avvenga però è necessario che il materiale sia stato in partenza strutturato organicamente in blocchi omogenei e autoconsistenti per contenuti. Si parla generalmente di learning object, intendendo una struttura modulare, composta di brevi unità di apprendimento su uno specifico argomento, corredate anche di test, esercitazioni e prove di autovalutazione. Questi moduli possono, all’occorrenza, essere “sfilati” da un corso, assemblati in maniera diversa, combinati con materiale aggiuntivo, in modo da costruire un nuovo corso, che risponda al meglio alle necessità formative di un nuovo gruppo di utenti.
Gli attori coinvolti durante lo svolgimento di un corso e-learning sono generalmente il docente, il tutor, l’esperto informatico, la segreteria. Il ruolo del docente è non solo quello di comunicare il proprio sapere, ma di progettare la didattica del corso, stendere i materiali, erogare le lezioni in video, supportare la realizzazione pratica del materiale didattico – affidata generalmente a esperti del settore, gestire la valutazione finale dei partecipanti. Il tutor, esperto dei contenuti e contemporaneamente preparato sul funzionamento della piattaforma di erogazione, è colui al quale lo studente può rivolgersi per esporre le sue perplessità e i suoi dubbi. Facilita l’attività di apprendimento dei partecipanti, li sollecita attraverso e-mail dirette, coordina le discussioni nel forum o nelle aule virtuali, favorisce lo scambio delle idee e le relazioni tra i corsisti, suggerisce temi di discussione e, grazie al suo ruolo di mediatore, è in grado di monitorare l’andamento della classe e dare feed-back. A volte al tutor è affiancato il mentor, in qualità di esperto dei processi di apprendimento e di strategie didattiche. È colui che può consigliare all’utente un metodo di studio personalizzato, individuando il percorso formativo più adatto. L’esperto informatico è il responsabile della piattaforma, dal punto di vista hardware e software ed è in grado di risolvere i problemi tecnici.

In un corso e-learning, esattamente come in un corso tradizionale, il ruolo della segreteria è quello di registrare gli utenti, inserendo i loro dati nella banca dati, controllare la loro posizione amministrativa, provvedere alle normali attività di carattere amministrativo. Se volessimo ora mettere a confronto un corso tradizionale “standard” guidato da un docente e un corso e-learning “standard”, potremmo utilizzare la tabella comparativa elaborata da Pierluigi Fontanesi tenendo comunque sempre ben presente che esistono tipologie diverse di corsi, sia per quanto riguarda la tradizione, sia per quanto attiene all’e-learning:
 

Corso tradizionale E-learning
Un docente, 10 studenti Un docente, 100 studenti
Una classe Nessuna classe fisica
Le lezioni in classe iniziano in un preciso momento e in un determinato luogo Le lezioni iniziano nel momento in cui lo decide il discente (può però essere stabilito un tempo massimo in cui svolgere le lezioni)
Il discente è fisicamente insieme al gruppo Il discente è generalmente solo
Il docente parla al gruppo per spiegare e relazionare sul materiale del corso Il docente fornisce solo feedback o approfondimenti
Il discente è passivo per la maggior parte del corso Il discente è attivo per la maggior parte del corso
Il docente definisce la struttura del corso (eventualmente con la partecipazione dei discenti) Il discente definisce la struttura e la sequenza dello studio nel corso (al massimo seguendo le linee guida indicate dal docente)
Il docente ha la responsabilità del processo formativo Il discente è responsabile del proprio processo formativo
Il docente è al centro dell’attenzione Il discente è al centro dell’attenzione

 

Piattaforme

Parlando delle caratteristiche dell’e-learning e delle modalità di erogazione dei contenuti, abbiamo appena accennato all’esistenza di “piattaforme” online. Chi ha una discreta familiarità con Internet non avrà difficoltà a distinguere, per esempio, tra un sito e un portale, un motore di ricerca e un servizio di e-commerce. Ogni informazione che viaggia in rete deve essere gestita con il sistema più appropriato. Questo sistema cambierà in base all’obiettivo da raggiungere: divulgare informazioni, registrare e conservare dati, attuare transazioni commerciali, comunicare. Nel nostro caso l’intento è di permettere una circolazione di contenuti, di costruire su di essi una struttura formativa organizzata, di realizzare un sistema di scambio delle informazioni, di consentire la comunicazione diretta, di acquisire, conservare e rendere disponibili interventi, riflessioni, dubbi e risposte.

«Una piattaforma per la formazione a distanza è un sistema attraverso il quale implementare, strutturare e gestire le attività formative svolte attraverso la rete» (Che cos’è l’e-learning, a cura di Vittorio Eletti, Roma, Carocci, 2002, p. 68.): si tratta dell’ambiente virtuale dove si sviluppa la comunicazione e la collaborazione tra i soggetti del processo formativo, corsisti, docenti, tutor, che danno luogo alle attività didattiche.  Content Management System (CMS), Learning Management System (LMS: sistema gestionale che grazie alla tecnologia SCORM, consente il tracciamento delle attività svolte dall'utente), Learning Content Management System (LCMS) sono le possibili tipologie di piattaforme per l’e-learning. Le funzioni tipiche dei sistemi per la FaD si possono suddividere nelle seguenti classi fondamentali:

  •  Supporto per l’interazione in tempo reale studenti/tutor: funzioni che consentono lo svolgimento di lezioni remote in tempo reale tramite strumenti quali videoconferenza, chat, instant messaging, lavagna condivisa, e strumenti di controllo remoto di applicazioni desktop da parte del tutor (tool sharing).
  • Supporto per l’interazione in tempo reale studente/studente: funzioni che consentono agli studenti di comunicare fra loro in tempo reale, sia durante una lezione che indipendentemente da essa. Gli strumenti utilizzabili possono essere quelli sopra esposti con l’aggiunta di meccanismi di controllo degli accessi per consentire al tutor di monitorare ed eventualmente regolamentare la comunicazione.
  • Supporto per la comunicazione asincrona studente/tutor o studente/studente: funzioni che consentono di comunicare e interagire senza il vincolo della contemporaneità, di solito attraverso message systems integrati o sistemi di tipo bullettinboard.
  • Supporto per la realizzazione del materiale didattico e delle esercitazioni: strumenti di authoring per lo sviluppo di materiale didattico di qualità, modularizzato e tipologicamente pertinente all’ambiente software di erogazione.
  • Supporto per esercitazioni e verifiche: funzioni che assistono lo svolgimento di test e verifiche sia a titolo di esercitazione che di esami valutativi e che consentono il controllo automatico dei risultati.
  • Supporto per la fruizione asincrona del materiale didattico: funzioni che consentono una fruizione del materiale didattico avanzata rispetto alla semplice navigazione di pagine Web, e la personalizzazione della fornitura dei documenti in base alle funzioni di profilatura dell’utente.
  •  Supporto per l’amministrazione dei corsi e per il monitoraggio delle attività: possibilità di monitorare gli accessi degli studenti al materiale didattico, i moduli svolti, i voti conseguiti, il grado di partecipazione alle attività collaborative attraverso la history della messaggistica. Le attività di monitoraggio sono funzionali alla valutazione del processo formativo.

Vantaggi e svantaggi

Vantaggi Svantaggi
Accesso immediato, anytime e anywhere alle risorse didattiche, grazie ad esempio alla gestione dei file con sistemi cloud Perdita di alcuni aspetti sociali legati alla formazione, come le interazioni, le conversazioni
di persona, e in generale tutte le attività extra scolastiche tradizionali (sport, clubs, ecc.) che richiedono la presenza fisica in luoghi specifici
Possibilità di seguire le lezioni tenute da professori “star” della materia Rischio di un eccessivo isolamento dell'individuo;
Maggiore flessibilità dell'insegnamento e percorsi formativi personalizzati Mancanza di attività pratiche in laboratorio;
Possibilità di raggiungere numeri molto elevati di studenti, a costi estremamente limitati Necessità di definire nuovi criteri di valutazione legati ai nuovi metodi di insegnamento, sia per certificare l’apprendimento degli studenti, sia per stabilire la qualità di un docente e di un corso
Opportunità di apprendimento continuo, anche in combinazione con i programmi di talent management delle aziende Difficoltà nell’autenticare i compiti e gli esami svolti fuori dall’aula;
Università virtuale (senza edifici) Proliferazione dei corsi, col rischio di un abbassamento della qualità
Università globale in cui interagiscono colleghi/studenti con background culturali diversi Rischio che corsi online di limitata qualità scientifica divengano popolari in rete, diffondendo contenuti errati
Possibilità di incrementare il livello di istruzione degli abitanti di regioni remote o sottosviluppate, per strati della popolazione non abbienti, disabili, persone anziane, e altri gruppi che non hanno accesso alle lezioni tradizionali in scuole o università Rischio di accentramento dei programmi di e-learning nelle università più grandi e prestigiose, con conseguente aumento del gap tra gli atenei più ricchi e quelli con meno risorse;
Possibilità per chiunque di realizzare corsi online a basso costo e di divulgarli. Necessità per i docenti di apprendere nuove tecnologie e metodi didattici per la preparazione dei corsi. Ciò comporta un impegno notevole e costi aggiuntivi

 

Conclusioni

Secondo l’Osservatorio ANEE si sta realizzando una vera e propria rivoluzione che cambierà il nostro modo di apprendere e di lavorare con inevitabili ripercussioni sulla struttura stessa dell’organizzazione del lavoro.
Dalle aziende alle istituzioni pubbliche, dalle scuole alle università, dalle iniziative dei comuni ai programmi europei, l’elearning è il fondamento su cui si costruirà il futuro della formazione e dell’aggiornamento professionale. L’e-Learning è passato, quindi, dalla semplice gestione dei contenuti a soluzioni che integrano i sistemi di knowledge management o gestione delle conoscenze.

La consapevolezza dei vantaggi apprenditivi connessi alla formazione on line non ne riduce i limiti, ma ci aiuta a capire come sia più importante, e conveniente puntare su di un modello misto di formazione, integrando l'insegnamento tradizionale all'insegnamento on line, dal momento che l'insegnamento on line non può completamente sostituire l'insegnamento tradizionale. L'ideale è, appunto, una soluzione mista , la cosiddetta blended learning, (notata in molti dei casi trattati)che è in grado di coniugare la duttilità delle nuove tecniche con la funzionalità dei vecchi strumenti(dall'aula in presenza ai tradizionali materiali cartacei), delegando all'insegnamento on line studio, esercizio e collaborazione con il gruppo dei pari.

L'obiettivo di tali percorsi formativi è quello di utilizzare le diverse caratteristiche degli strumenti didattici a disposizione, unendo e alternando momenti di formazione collegiale (per rafforzare la motivazione e socializzare l'apprendimento), momenti individuali (di approfondimento personale a seconda delle necessità), interazioni a due e tutoring da parte degli esperti. La componente umana, del resto, è sempre necessaria e qualificante. L'interazione con un CD oppure con un corso su Internet ha sempre caratteri di freddezza e solitudine. Sempre più quindi in futuro si potrà disporre di servizi di insegnamento sincrono caratterizzate dall'azione del tutor che a distanza raccoglie le domande e fornisce le risposte in tempo reale, il ruolo del docente quindi non scompare, ma si evolve per divenire un insegnante- tutor che oltre ad erudire il corsista, si preoccupa delle sue peculiarità, dei suoi bisogni e problematiche.

Web 2.0

Cos'è il Web 2.0?

 

 

“Il Web 2.0 è la rete intesa come una piattaforma con tutti i dispositivi collegati; le applicazioni Web 2.0 sono quelle che permettono di ottenere la maggior parte dei vantaggi intrinseci della piattaforma, fornendo il software come un servizio in continuo aggiornamento e che migliora con l’utilizzo delle persone, sfruttando e mescolando i dati da sorgenti multiple, tra cui gli utenti, i quali forniscono i propri contenuti e servizi in un modo da permetterne il riutilizzo da parte di altri utenti, e creando una serie di effetti attraverso un “architettura della partecipazione” che va oltre la metafora delle pagine del Web 1.0 per produrre così user experience più significative”. (traduzione da “Web 2.0: compact definition”, Tim O’Reilly)

 Il Web 2.0 non sarebbe altro che un' evoluzione di ciò che Tim Berners-Lee stesso aveva inventato, quindi in sostanza non esisterebbe. Non bisogna però sottovalutare gli effettivi miglioramenti delle applicazioni e delle interfacce che hanno portato non solo ad un' evoluzione, ma alla massima realizzazione dell' idea di Internet inizialmente concepita. L'approccio diverso dipende dal background di ognuno. Usando un taglio tecnologico non appaiono evoluzioni fondamentali per definire una “nuova era” di Internet. Se si intende la tecnologia solo come mezzo per la diffusione e lo scambio dei contenuti, però, si mette a fuoco e ci si sofferma maggiormente sull'aspetto sociale, arrivando a individuare la vera svolta. Offre innumerevoli vantaggi per sé, per il proprio team lavorativo e per le organizzazioni che considerano strategica la comunicazione e la gestione della conoscenza.

Il web 2.0 è per l’individuo un’opportunità per l’autoaggiornamento, per la creazione e per la gestione di network, per migliorare la velocità e la qualità delle informazioni; per il team sono invece disponibili diversi strumenti per facilitare la collaborazione a distanza e la condivisione delle informazioni; per l’impresa che punta ad essere più competitiva e più efficiente sono disponibili applicazioni per migliorare il knowledge management, per arricchire la comunicazione esterna e per ricevere facilmente positive contaminazioni di idee e contributi esterni all’organizzazione.

Il numero 2.0 – aggiunto come fosse la seconda versione, aggiornata e migliorata, di un software – fu introdotto, come si disse allora, per indicare la “nuova onda”del Web, non più centrata sul browser, ma basata su un insieme più ampio di applicazioni software, che “rende possibile una nuova generazione di servizi e opportunità di business”(dal sito www.web2con.com,reperibile su www.archive.org).

 

La storia

 

 

Il World Wide Web fu inventato nel 1989 nei laboratori del Cern di Ginevra da Tim Berners-Lee, con lo scopo di consentire alle persone di lavorare insieme e di combinare la loro conoscenza attraverso documenti ipertestuali. Fino a pochi anni fa, l’evoluzione del Web veniva descritta attraverso lo sviluppo delle tecnologie e degli standard. La prima generazione del Web era costituita da siti informativi o siti-vetrina (Web publishing): le tecnologie consentivano a tutti gli utenti tecnologicamente evoluti di pubblicare informazioni, ma l’utente non tecnologo riceveva dall’autore del sito informazioni unidirezionali di cui fruiva in modo statico, senza possibilità di interagire con le pagine Web. La seconda generazione del Web si caratterizza per l’introduzione di tecnologie fondate sulle basi di dati (Web-based information systems): le pagine Web diventano dinamiche perché i server possono modificare i contenuti delle pagine in funzione delle richieste degli utenti, diventando veri e propri sistemi informativi basati sul Web. Da siti Web che avevano solo il ruolo di presentazione di informazioni non interattive (i “siti-vetrina”) si passò a vere e proprie “applicazioni Web”: è la stagione dei portali di commercio elettronico, dei Content Management Systems (CMS), dell’e-learning. Piano pi ano il ruolo degli utenti nella definizione dei contenuti dei siti cresce.

Contemporaneamente, si perfezionano le tecnologie di interazione, di multicanalità, di personalizzazione, di affidabilità dei servizi e sicurezza, di accesso su dispositivi mobili. Qualcuno indi ca l’insieme di questi passaggi come la terza generazione del Web.

La nascita dell’espressione web 2.0 è ormai nota. Si deve a Tim O’Reilly e Dale Dougherty, rispettivamente presidente e vice-presidente della O’Reilly Inc., società che tra le varie attività si occupava di creare siti web per le aziende, ed è stata coniata nel 2004 durante una conferenza a cui partecipava anche la società MediaLive International. Nel 2004 la “bolla del web” con il conseguente crollo dei siti commerciali dot-com era scoppiata e le aziende cominciavano a perdere fiducia nell’utilità dei siti web. Dale Dougherty alla riunione spiegò come in realtà non si trattava di una crisi della rete ma piuttosto della diffusione di caratteristiche del tutto innovative che internet andava sviluppando, grazie a una serie di nuove applicazioni di cui ogni sito web aziendale avrebbe ora dovuto tener conto.
L’anno successivo Tim O’Reilly sistematizzava ed elaborava le considerazioni emerse nella conferenza in un articolo che viene preso a manifesto del web 2.0. Ma ancor prima dell’uscita dell’articolo era già avviata la querelle tra chi considera il web 2 come qualcosa di radicalmente nuovo e rivoluzionario e chi lo pone in una linea di continuità con il web 1.0 di cui rappresenterebbe solo una naturale fase di evoluzione. Tra questi ultimi vi è Tim Berners-Lee, il quale sostiene che il web 2.0 non va considerato in opposizione al web 1.0, ma deve essere visto come una conseguenza di un web che si è andato sviluppando appieno. Le due posizioni, come ammette lo stesso O’Reilly, non sono poi così distanti, poiché nell’articolo-manifesto del web 2.0 egli riconosce comunque che gran parte delle caratteristiche e dei servizi che vengono etichettati web 2.0 sono presenti da diverso tempo prima del 2005. Probabilmente, se non fosse stata creata questa etichetta per definirli, sarebbero passati inosservati proprio perché percepiti come normale evoluzione del web, oppure prima o poi sarebbero stati chiamati in altro modo. Ben si addice al caso la considerazione di Armand Mattelart secondo il quale nella nostra società “la dittatura della breve durata fa sì che si attribuisca una patente di novità, e quindi di cambiamento rivoluzionario, a qualcosa che in realtà è il frutto di evoluzioni strutturali e di processi in corso da lunghissimo tempo."

Il valore dei contenuti del Web 2.0

Il Web è ora Live Web, composto da una parte dinamica e in costante aggiornamento. E' diventato un posto dove le persone possono pubblicare materiale e scambiare foto personali, possono creare legami, tenersi in contatto con gli amici e lasciare feedback. Inoltre nella struttura del Web 2.0 vigono i principi di libera competizione e collaborazione propri dei sistemi Open Source.

Il fenomeno del Web 2.0 sembra rappresentare la capacità di milioni di persone, che non sono programmatori, di utilizzare le potenzialità del web per inventare cose nuove e per socializzare in modo nuovo: si tratta quindi di creare un prodotto che sappia offrire agli utenti uno strumento di relazione attraverso la condivisione di contenuti. A seconda della natura di questa relazione, è possibile distinguere e valutare la “socialità” di un servizio:

  • collettiva: i contenuti prodotti dai singoli utenti sono raccolti e messi a disposizione online.
  • puramente sociale: i contenuti prodotti dai singoli utenti sono raccolti, messi a disposizione online ed è concesso agli utenti stessi di sviluppare relazioni legate a essi (per esempio commentando). I contenuti degli utenti, infatti, sviluppano un valore ulteriore grazie ai contributi (commenti, note, fotografie, ecc) che altre persone inseriscono.

Le reti sociali esistevano già da molto tempo prima della comparsa di queste nuove tecnologie: esse hanno solo permesso di oltrepassare alcune barriere (quali la distanza) e di trasformare le reti sociali
in social network.

L’ottica ispiratrice per cui un servizio acquisisce contenuti (e valore) grazie alla partecipazione diretta degli utenti e dei visitatori, rende spesso le applicazioni Web 2.0 “ostaggio” di chi le utilizza. Alcuni esempi in negativo chiariscono immediatamente lo scenario: un’enciclopedia aggiornata in tempo reale e condivisa, come Wikipedia, non avrebbe modo di esistere se non vi fossero utenti che regolarmente ne aggiornano le definizioni o aggiungono nuovi lemmi. In applicazioni con una ridotta quantità di contenuti, come i social-network, il valore non è dato dai contenuti ma dalle relazioni che gli utenti riportano e sviluppano online. L’impressione è che la socialità (e relativa popolarità) di un servizio Web 2.0 sia un elemento così critico da sovrastare talvolta la qualità stessa.

Poiché le persone tendono a rispondere socialmente alle tecnologie, concetti propri del dominio delle relazioni interpersonali, quali fiducia e credibilità, assumono rilevanza anche come chiavi per spiegare il successo o l’insuccesso di determinate applicazioni. Secondo la definizione classica di Fogg (Psicologo sperimentale e direttore del Persuasive Technology Lab dell’Università di Stanford), la credibilità è una qualità percepita, cioè una valutazione che si basa su molteplici dimensioni, tra cui l’affidabilità e l’esperienza:

  • Affidabilità: si riferisce all’etica dell’oggetto che viene valutato, al fatto che questo venga o meno percepito come benintenzionato e sincero;
  • Esperienza: si riferisce alle conoscenze e competenze possedute.

Perché una persona o una tecnologia sia considerata credibile, deve ottenere una valutazione positiva rispetto a entrambe le dimensioni. Nel caso del Web 2.0, la credibilità del servizio viene influenzata (in positivo o in negativo) dalla credibilità stessa delle informazioni pubblicate tranne quando la scelta delle informazioni da pubblicare dipende del tutto dall’utente (ad esempio, un aggregatore che non fornisce contenuti di default). La prospettiva di accedere a contenuti personalizzati suscita generalmente maggiore attenzione e interesse ma, qualora non soddisfino l’utente, il servizio perde credibilità, in quanto i suoi consigli vengono percepiti come “errati”. La possibilità offerta da molti servizi Web 2.0 di abbinare ai contenuti proposti un feedback proveniente da altri utenti (commenti, valutazioni, o anche semplici tag) che contribuisce a rinforzare la credibilità del servizio, agendo, in particolare, sulle seguenti dimensioni:

  • Credibilità “di superficie” (il fatto che altri utenti abbiano usato/valutato positivamente un servizio contribuisce a creare una prima impressione positiva);
  • Reputazione (livello di credibilità attribuito ad un certo oggetto sulla base delle valutazioni di attori terzi ritenuti “autorevoli”).

Tali dinamiche non sono tuttavia sufficienti nel determinare una valutazione stabile della credibilità, che si può ottenere solo in seguito all’esperienza diretta dell’utente. In tal caso, le impressioni formate sulla base di valutazioni “di superficie” e legate alla reputazione possono venire confermate, ma anche sovvertite.

Conclusioni

La diffusione del web 2.0 e dei nuovi strumenti di interazione a esso legati (blog, forum, wiki...) ha rivoluzionato le metodologie di formazione e apprendimento a distanza (da uno a molti a molti a molti). L’Europa negli ultimi dieci anni ha incentivato l’utilizzo delle nuove tecnologie negli Stati membri promuovendo l’alfabetizzazione informatica e la penetrazione delle tecnologie digitali finalizzate allo sviluppo di contenuti pedagogici web based.

Tutto ciò comporta però dei rischi: se la formazione è infatti la base della conoscenza, e la formazione si sposta sulla rete, c’è il pericolo che molti rimangano tagliati fuori dal processo di apprendimento lungo tutto l’arco della vita, a causa della loro scarsa dimestichezza con le nuove tecnologie. È necessario pertanto intervenire soprattutto in tre direttrici.