Antincendio Rischio Basso

Conoscenza dei principi della prevenzione degli incendi e della protezione antincendio

Introduzione, D.Lgs. 81, rischio di incendio

INTRODUZIONE

Lo svolgimento di questo corso è previsto dalla legge e rientra tra gli obblighi del Datore di lavoro e dei dirigenti provvedere affinché venga svolto a favore dei lavoratori della propria azienda. La formazione diventa quindi consapevolezza per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e per la crescita della cultura della sicurezza.

D.LGS.81 - 9 aprile 2008, n. 81 (Gazzetta Ufficiale 30/04/2008, n. 101)

ABOLIZIONE LEGGI E DECRETI PRECEDENTI

  • Unificazione di tutte le leggi
  • Abolizione decreti anni ’50
  • Abolizione 626, 494, 493
  • Nuove definizione di soggetti, ambienti lavoro, norme e azioni
    CAMPO DI APPLICAZIONE: tutti i lavoratori senza alcuna distinzione di contratto di lavoro.
    VIGILANZA E SANZIONI: s

    ospensione dell’attività e i

    nasprimento delle sanzioni estese a tutti i soggetti della sicurezza.
    RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI: rafforzamento delle prerogative dei R.L.S. aziendali, territoriali e di sito adeguatamente formati ed aggiornati.

    FORMAZIONE: obbligatoria per tutti i soggetti  e comprensiva di informazione, formazione e addestramento con aggiornamento continuo.

Valutazione del rischio d’incendio DM 10 marzo 1998

Il datore di lavoro deve valutare  e classificare il rischio incendio.
Il rischio d’incendio del luogo di lavoro si classifica, applicando i criteri specificati nell’allegato I del DM, in uno dei seguenti livelli:

  • Livello di rischio basso: si intendono a rischio di incendio basso i luoghi di lavoro o parte di essi, in cui sono presenti sostanze a basso tasso di infiammabilità e le condizioni locali e di esercizio offrono scarse possibilità di sviluppo di principi di incendio ed in cui, in caso di incendio, la probabilità di propagazione dello stesso è da ritenersi limitata.
  • Livello di rischio medio: si intendono a rischio di incendio medio i luoghi di lavoro o parte di essi, in cui sono presenti sostanze infiammabili c/o condizioni locali e/o di esercizio che possono favorire lo sviluppo di incendi, ma nei quali, in caso di incendio, la probabilità di propagazione dello stesso è da ritenersi limitata (es. g

    ruppi per produzione o depositi di 

    energia elettrica e simili, s

    tabilimenti ed impianti o depositi di 

    gas, combustibili, olii, ecc., i

    mpianti per la saldatura o il taglio 

    dei metalli, a

    ziende per la lavorazione del vetro, i

    mpianti e depositi per la

       produzione di gas, calore, liquidi

      gassosi, a

    utorimesse pubbliche e private, p

    roduzione di creme e lucidi

       industriali)

  • Livello di rischio elevato: s

    i intendono a rischio di incendio elevato i luoghi di lavoro o parte di essi, in cui

    per presenza di sostanze altamente infiammabili e/o per le condizioni locali e/o di esercizio sussistono notevoli probabilità di sviluppo di incendi e nella fase iniziale sussistono forti probabilità di propagazione delle fiamme, ovvero non è possibile la classificazione come luogo a rischio di incendio basso o medio (es.

    industrie e depositi, 

    fabbriche e depositi di esplosivi,

    centrali termoelettriche, 

    impianti di estrazione di oli m

    inerali e gas  combustibili, 

    impianti e laboratori nucleari,

    depositi di materiali combustibili

      aventi superficie superiore a 

      20.000 m²).

IL DATORE DI LAVORO?

  • Non assolve nessun compito in materia di rischio d’incendio
  • Deve valutare e classificare il rischio d’incendio
  • Deve lasciare per l’ultimo l’edificio in caso d’evacuazione

IL RISCHIO D’INCENDIO VIENE CLASSIFICATO A SECONDA DELLA GRAVITA’ IN?

  • A, B, C
  • 1, 2, 3
  • Elevato, medio, basso

SI HA UN RISCHIO D’INCENDIO BASSO?

  • In centrali termoelettriche
  • In aziende di lavorazione del vetro
  • In locali dove sono presenti sostanze a basso tasso d’infiammabilità

L'INCENDIO

INCENDIO E COMBUSTIONE

INCENDIO: combustione indesiderata di beni,materiali che spesso ha luogo con emissione di calore di fumo e di fiamme;interessa aree più ampie rispetto al primo focolaio.
COMBUSTIONE: reazione chimica di ossidazione con sviluppo di fiamme di calore. Partecipano alla combustione:

COMBURENTI: sostanze chimicamente attive di cui l’ossigeno è la più diffusa

COMBUSTIBILI:sostanze che, nel corso della reazione si ossidano, cioè si legano a più atomi di ossigeno.

CATALIZZATORI: permettono alla reazione d

i svilupparsi con velocità significative pur non subendo alcune modificazioni

Sono invece prodotti della combustione:

CALORE: pone a rischio le persone, defor

ma e sollecita le strutture(legno secco1200°, petrolio 1800°,acetilene 2600°)

GAS TOSSICI: principale causa di morte delle persone in un incendio (ossido di carbonio, acido cloridrico, acido nitrico …)

FUMO: costituto da particelle solide , che i flussi di aria  e di gas disperdono nell’ambiente circostante

 

Un incendio può provocare danni diretti a beni e persone e/o indiretti quali perdita di produzione, mancato servizio, perdita di clienti e perdita di immagine.

EVOLUZIONE DELL'INCENDIO

1.Innesco
2.Combustione lenta (espansione)
3.Combustione vivace (flash over)
4.Sviluppo
5.Regressione

Temperatura di infiammabilità: 

Minima temperatura alla quale il combustibile sviluppa vapori in quantità da formare con l’aria una miscela capace d’incendiarsi al contatto con un innesco.

Temperatura di autoaccensione:

Temperatura alla quale i vapori del liquido combustibile si autoaccendono  senza bisogno d’innesco.

EVOLUZIONE COMBUSTIONE:

- Combustione rapida crescente

- Combustione violenta

- Combustione rapida e crescente

CLASSIFICAZIONE DEI FUOCHI

CLASSE A: fuochi da materiali solidi con formazione di braci (legno, carta tessuti, pelli, gomma e materie plastiche)

CLASSE B: fuochi da liquidi o da solidi liquefattibili (petrolio,catrame, grassi, vernici,solventi)

CLASSE C: fuochi da gas (metano,  GPL,vapore,acetilene)

CLASSE D: fuochi da metalli (sodio, magnesio, alluminio, calcio …)

CLASSE E: fuochi da apparecchiature elettriche sotto tensione

DA COSA E’ COSTITUITO IL TRIANGOLO DEL FUOCO?

  • Combustibile, dispositivo d’estinzione, innesco
  • Combustibile, comburente, innesco
  • Combustibile, comburente, reagente

COS’E’ LA TEMPERATURA DI INFIAMMABILITA’?

  • Minima temperatura alla quale il combustibile sviluppa vapori in quantità da formare con l’aria una miscela capace d’incendiarsi al contatto con un innesco
  • Temperatura alla quale i vapori del liquido combustibile si autoaccendono senza bisogno d’innesco
  • Temperatura massima che può raggiungere un liquido

MODALITA' DI ESTINZIONE

MODALITA' DI ESTINZIONE

AZIONE DI SOFFOCAMENTO:  riduzione/eliminazione del comburente nella zona di combustione (vapore d’acqua, schiume,polveri estinguenti o sabbia).
AZIONE DI RAFFREDDAMENTO: abbassamento della temperatura, con riduzione della formazione di radicali (acqua, anidride carbonica).
AZIONE DI SEPARAZIONE: isolamento del combustibile non ancora interessato alla combustione,  impedendone il contatto con il comburente.

ESTINZIONE A SECONDA DEL FUOCO:

Fuochi di CLASSE A: raffreddamento e soffocamento

Fuochi di CLASSE B: soffocamento (schiume e polveri)

Fuochi di CLASSE C: soffocamento 

Fuochi di CLASSE D: soffocamento

DISPOSITIVI

DISPOSITIVI MANUALI: estintori e lance     

DISPOSITIVI AUTOMATICI: ugelli e sprinkler

SISTEMI DI ESTINZIONE:
Sistemi ad acqua
Sistemi a schiuma
Sistemi a polveri
Sistemi a CO2
Sistemi ad Halon

L’AZIONE DI SOFFOCAMENTO PERMETTE DI?

  • Ridurre la temperatura
  • Eliminare il comburente
  • Isolare il combustibile